Licenziato per un ammanco di 280 euro Paolo si toglie la vita Il giudice | ci fu sproporzione La sorella | Mio fratello era onesto
Paolo, licenziato a causa di un ammanco di 280 euro, si è tolto la vita. Il giudice ha stabilito che ci fu sproporzione nel licenziamento, mentre la sorella ha definito il fratello come una persona onesta. La famiglia ha richiesto una sentenza che possa restituire dignità alla memoria di Paolo, sottolineando la gravità della decisione presa nei suoi confronti. La vicenda ha suscitato attenzione e discussione sulla proporzionalità delle sanzioni lavorative.
MESTRE - Una sentenza dal valore morale. Un riconoscimento chiesto dalla famiglia per ridare dignità al loro caro. Quella dignità che gli era stata tolta con il licenziamento del 31 luglio del 2024. Un’umiliazione troppo grande da sopportare per lui che aveva una carriera lavorativa ineccepibile. Non aveva nemmeno avuto il coraggio di comunicarlo ai propri familiari schiacciato dalla vergogna. A distanza di dieci giorni, l’11 agosto, la decisione di farla finita togliendosi la vita nella propria abitazione che condivideva con la mamma. Aveva 55 anni. Ora il giudice Anna Menegazzo della sezione per le controversie di lavoro del tribunale di Venezia ha sentenziato che il licenziamento di Paolo Michielotto «costituiva una sanzione sproporzionata» e ha anche chiesto un risarcimento pari a quindici mensilità a favore della sorella.🔗 Leggi su Ilmessaggero.it

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