Il metodo Stanislavskij applicato all’anagrafe e un nuovo crimine d’odio
Un giovane racconta di aver fallito la selezione per l’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico a diciotto anni, dopo numerosi tentativi. Nel frattempo, si parla di un nuovo crimine d’odio legato all’applicazione del metodo Stanislavskij nel contesto dell’anagrafe. La vicenda evidenzia come certe tecniche teatrali possano essere utilizzate in ambiti diversi da quelli artistici, sollevando interrogativi sulla loro interpretazione e sulla loro eventuale diffusione in contesti non convenzionali.
A diciotto anni mi bocciarono, come quasi ogni volta che ho dato un esame in vita mia, alla selezione per entrare all’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico. Sì, volevo fare l’attrice, ma ora non fissatevi sul fatto che da piccoli si pensi di voler condurre vite che poi da grandi si troveranno raccapriccianti. Ormai mi ero trasferita a Roma, e quindi tra i diciannove e i ventidue feci tutti ma proprio tutti i corsi di recitazione che abbondavano in quella città, corsi che avevano in comune due elementi fondamentali. Il primo era che tutti ma proprio tutti quelli che fondavano queste scuole dicevano d’aver fatto l’Actors Studio (la scuola newyorkese dove hanno studiato un po’ tutti, da Brando alla Monroe).🔗 Leggi su Linkiesta.it

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