Il caso Borsellino e la subordinazione del processo penale alla valutazione politica
Martedì scorso il procuratore di Caltanissetta ha presentato in commissione antimafia i dettagli di un’indagine riguardante la strage Borsellino. Durante l’audizione, ha descritto i motivi che, secondo lui, hanno portato all’attentato, suscitando attenzione sulle connessioni tra le indagini giudiziarie e le valutazioni politiche. La relazione ha riacceso il dibattito pubblico sulle responsabilità e sui processi che coinvolgono l’evento del 1992.
Martedì scorso il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, titolare dell’ennesima indagine sulla strage Borsellino, in un’audizione alla Commissione antimafia ha delineato un quadro sconvolgente sui motivi che la determinarono. Ha puntato il dito in particolare contro il suo ex collega Giuseppe Pignatone, magistrato dalla prestigiosa carriera, già procuratore capo di Roma e presidente del Tribunale penale vaticano. De Luca ha parlato di abusi e malefatte ascrivibili a Pignatone e al collega Natoli, che archiviarono pretestuosamente una fondamentale inchiesta su “mafia e appalti”, relativa alle connessioni tra criminalità organizzata siciliana e il gruppo Ferruzzi, e ha sostenuto che l’ostinazione solitaria di Borsellino nel continuare l’indagine gli valse la condanna a morte.🔗 Leggi su Linkiesta.it

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