Il governo cede al pressing di sindacati e imprese e fa scadere la delega sui salari equi Cosa resta nel decreto Primo maggio

Il governo ha deciso di non prorogare più la delega relativa alla regolamentazione dei salari “giusti ed eque”. La decisione è avvenuta in seguito alle richieste di sindacati e imprese, che avevano esercitato pressione per far decadere questa delega. Nel decreto approvato in occasione del Primo maggio non sono presenti riferimenti specifici alle norme che riguardano le retribuzioni, lasciando di fatto il provvedimento senza quelle disposizioni.

Il governo Meloni ha lasciato scadere la delega sulle retribuzioni “ giuste ed eque ” e sulla contrattazione collettiva che la maggioranza di centrodestra aveva approvato lo scorso autunno modificando alla radice – e snaturandola – la proposta di legge delle opposizioni per l’introduzione di un salario minimo. Una scelta obbligata: l’intenzione di entrare a gamba tesa sul tema della rappresentanza fissando come riferimento per i salari quelli previsti dai contratti nazionali “più applicati”, anche se firmati da sigle minori, ha ottenuto nei giorni scorsi l’inedito risultato di far salire sulle barricate contro il prossimo decreto Primo maggio non solo i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil (reduci da anni di divisioni) ma pure le associazioni datoriali.🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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