Se quello sessuale possa essere considerato un lavoro è una questione non ovvia Che divide anche le femministe Nell' Italia abolizionista sono riconosciute dal fisco ma continuano a essere giudicate e marginalizzate

In Italia, la questione se il lavoro sessuale possa essere considerato un’attività lavorativa è oggetto di dibattito e divisioni, anche tra le femministe. Le persone coinvolte nel settore sono riconosciute dal fisco, ma spesso sono giudicate e marginalizzate dalla società. Una donna ha raccontato di vivere in una condizione di limbo, lavorando senza poterlo ufficializzare, in un ambiente in cui tutto era tollerato solo se mantenuto segreto.

«P rima esistevo in una zona sospesa, dove lavoravo ma non potevo dirlo. Dove tutto era tollerato finché restava nascosto. Il codice ATECO 969992 è stato come mettere il mio nome su qualcosa che già facevo: ha trasformato il silenzio in presenza. È importante perché mi restituisce dignità. Non perché il lavoro prima ne fosse privo. Era il mondo a negarmela». Così Diana Rizzo, sposata, tre figli ed “escort professionista da diversi anni”, racconta come è cambiata la sua vita dall’introduzione del codice Ateco “Servizi di incontro ed eventi simili”, che permette alle (e ai) sex worker si essere riconosciuti dal fisco, e di pagare le tasse. «Ma...🔗 Leggi su Iodonna.it

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© Iodonna.it - Se quello sessuale possa essere considerato un lavoro è una questione non ovvia. Che divide anche le femministe. Nell'Italia abolizionista, sono riconosciute dal fisco, ma continuano a essere giudicate e marginalizzate

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