D’Annunzio in salsa seriale | Alla festa della rivoluzione tra storia e cliché

Negli ultimi anni, molte produzioni televisive hanno riproposto temi e figure della storia italiana, spesso reinterpretandoli in modo libero o stereotipato. Tra questi, uno spettacolo ha preso spunto dalla figura di un famoso poeta e scrittore, ambientandolo in un contesto rivoluzionario. La narrazione si basa su eventi e personaggi storici, ma spesso si mescolano elementi di finzione e cliché. La rappresentazione ha suscitato reazioni contrastanti tra pubblico e critica.

Povero Vate. Negli ultimi sette, otto anni lo avranno tirato per la giubba non sappiamo piĂą quante volte. Forse per preveggenza – e poi per adulazione – verso il ministro Giuli. Qui, in Alla festa della rivoluzione, che pare piĂą il lancio di un film borgonzoniano estivo a 3 euro, gli presta postura, pelata e portamento un bravissimo Maurizio Lombardi (a memoria ci avevano provato di recente anche Sergio Castellitto e Paolo Pierobon). Ma il pur volitivo Lombardi deve scansarsi e rimanere un pretesto per quello che sembra un puntatone di Citadel: Diana o La legge di Lidia PoĂ«t. Alziamo infatti le mani quando il cinema vuole essere qualcos’altro, così, in maniera programmatica e sistematica.🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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