Scandalo Ricci l’accusa di peculato è nata dagli scoop firmati dalla Verità
Le indagini sul cosiddetto scandalo Ricci sono partite dopo alcuni servizi pubblicati dalla testata giornalistica «La Verità». Durante il tour intitolato «Pane e politica», sono state documentate spese ritenute eccessive e cene organizzate per scopi elettorali, tutte finanziate con fondi provenienti dalla Fondazione. Questi fatti hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di peculato.
Per settimane, proprio nel periodo clou dell’inchiesta, coincidente con la campagna elettorale per le elezioni regionali fallita da Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro ed eurodeputato (con immunità), il Partito democratico, i giornali progressisti ma anche alcuni quotidiani di destra, avevano continuato a sostenere che, nel caso dell’Affidopoli alla pesarese, al consenso politico non corrispondeva corruzione. Una linea difensiva rassicurante. E la narrazione continuò anche quando La Verità, in solitudine, tirò fuori una vicenda precisa, quella delle cene elettorali, che ora la Procura inquadra in una precisa fattispecie di reato: il peculato, previsto dall’articolo 314 del codice penale.🔗 Leggi su Laverita.info

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