Ridate il patriarcato alle autrici femministe
Le librerie sono piene di volumi che ripropongono storie femminili ambientate tra gli anni Venti e Trenta, spesso riproponendo stereotipi e ruoli tradizionali. La narrazione dell’emancipazione femminile si concentra frequentemente sulla retrospettiva, lasciando poco spazio alle vicende più recenti. Questa tendenza sembra riflettere una volontà di riscrivere o rievocare il passato femminile, senza considerare le trasformazioni avvenute negli ultimi decenni.
Ci sono la governante, la levatrice e la portalettere, in una sorta di sezione «mestieri di una volta». Poi ci sono le figure eccentriche, sonnambule e donne che incartano la frutta. Le storie di integrazione negata, di ribellione e riscatto, di esortazioni pedagogiche un po’ ruffiane. Il tutto in una melassa vagamente piagnucolosa. A volte, un giro in libreria può rivelarsi illuminante. Nel suo strepitoso Egemonia senza cultura (Silvio Berlusconi editore), Andrea Minuz racconta quando, a metĂ degli anni Novanta, la visita alla Strand di New York gli aprì gli occhi sul provincialismo dell’editoria italiana. I testi di Louis Althusser, Bertolt Brecht o Franco Fortini che studiava all’universitĂ , presentati come nuove tavole della Legge, erano esposti nello scaffale del «pensiero marxista e post-marxista».🔗 Leggi su Laverita.info

Il patriarcato non esiste
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