Il doppio standard trumpiano sulla democrazia in Europa
Negli ultimi giorni di campagna elettorale, Viktor Orbán ha ricevuto il supporto diretto di un vicepresidente americano, che si è schierato pubblicamente in suo favore. Questa presenza ha suscitato discussioni sulla coerenza delle posizioni degli Stati Uniti riguardo alla democrazia in Europa, considerando che in altri casi sono stati adottati approcci diversi. La vicenda ha attirato l’attenzione sui rapporti tra Washington e i governi europei in un momento di particolare attenzione politica.
Non è bastato a Viktor Orbán che il vicepresidente americano JD Vance intervenisse direttamente in suo sostegno negli ultimi giorni di campagna elettorale. Il leader dell’opposizione ungherese, Péter Magyar, alla guida di Tisza, ha vinto e, dopo sedici anni, Budapest cambia direzione. Un risultato che rafforza la posizione dell’Unione europea e arriva al termine di una campagna segnata da accuse incrociate e interventi esterni, amplificando le fratture già presenti all’interno dell’Alleanza atlantica. Nel corso della campagna, il primo ministro uscente ha, infatti, potuto contare su un sostegno esplicito proveniente non solo dagli Stati Uniti, ma anche da attori come Cina, Russia e Serbia. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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