Un traduttore alle prese con la persistenza dell’arte
Un traduttore si confronta con le sfide dell’arte nel contesto delle tecnologie moderne, come l’intelligenza artificiale e ChatGPT. La recensione si concentra sul romanzo «L’idiota di famiglia», pubblicato da Sellerio, e analizza come il lessico familiare viene rappresentato e interpretato in un’epoca dominata dalle nuove frontiere digitali. La narrazione si svolge tra le pagine di un libro che esplora le relazioni e le parole in un mondo in rapido cambiamento.
RECENSIONE. Lessico familiare ai tempi di IA e Chat Gpt. Nel nuovo, bellissimo «L’idiota di famiglia» (Sellerio, pp. 520, euro 18), Dario Ferrari, già impostosi all’attenzione con il pluripremiato «La ricreazione è finita» (ivi, 2023), ricostruisce la storia di una famiglia, di nuovo, viareggina, dal punto di vista del figlio maschio. Igor, da «quasi due decenni», è traduttore di libri degli altri, non essendo mai riuscito a scrivere un libro suo, e nemmeno a pubblicare un racconto su internet. Già il Prologo, incentrato sul senso (?) del mestiere di traduttore, vale intero il prezzo del biglietto. Un mestiere per gente che, come il diavolo, deve «convincere tutti di non esistere», sapendo benissimo di essere ingaggiato in una mission: impossible, pagata 20 euro a cartella, per «partorire il figlio di un’altra».🔗 Leggi su Ecodibergamo.it

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