Sull’energia la fine del tunnel è lontana Torlizzi legge la crisi di Hormuz
La crisi nello Stretto di Hormuz continua a influenzare il settore energetico globale, con il rischio di interruzioni nelle forniture sempre più concreto. La situazione rimane tesa e le tensioni tra le nazioni che controllano il passaggio marittimo non si sono ancora risolte, alimentando preoccupazioni sulla disponibilità di energia in diverse regioni del mondo. La questione rimane al centro dell’attenzione internazionale, senza segnali di immediato miglioramento.
Il tappo nello Stretto di Hormuz rischia di lasciare il mondo a secco, o almeno quella parte di mondo che compra energia piuttosto che produrla. Ma anche di stressare, sul piano più politico, i rapporti tra Washington e i suoi storici alleati. Sono settimane complicate, di grande caos, in cui si susseguono allarmi su allarmi sulla capacità di molte economie di garantirsi gli approvvigionamenti di gas, petrolio, cherosene e materie prime. Tra le parole più autorevoli, quello del ceo di Eni, Claudio Descalzi, che ha definito la crisi di Hormuz uno degli eventi più nefasti degli ulti 40 anni, arrivando a ipotizzare una ripresa delle forniture dalla Russia (che l’Europa fermerà definitivamente il prossimo anno) e parlando apertamente dei primi distributori di carburante rimasti a secco in Italia.🔗 Leggi su Formiche.net

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