Voglio dimostrare alle ragazze che se ce l’ho fatta io possono farcela anche loro spiega la ballerina e coreografa Che qui si racconta dall’infanzia nel Sudafrica dell’apartheid e dalla madre vittima di violenza di genere all’attivismo E al successo
Una ballerina e coreografa racconta la propria storia, partendo dall’infanzia nel Sudafrica dell’apartheid e dalla madre vittima di violenza di genere. Ricorda una sera in un teatro di Città del Capo, quando da bambina dovette aspettare che finisse la coda delle persone bianche prima di andare in bagno. Attualmente, si dedica all’attivismo e vuole dimostrare alle ragazze che anche loro possono riuscirci.
«R icordo una sera, in un teatro di Città del Capo. Eravamo bambini, dovevamo andare in bagno, ma ci ordinarono di aspettare che finisse la coda delle persone bianche. Poi ci invitarono a sbrigarci.». Mamela Nyamza, neocinquantenne, non dimentica. E se episodi del genere non si verificheranno più, lo dovremo un po’ a lei: ballerina, coreografa e attivista sudafricana, appena premiata con il Leone d’Argento della Biennale Danza 2026 (l’edizione che celebra il ventennale, a Venezia dal 17 luglio al primo agosto). Non a caso nella motivazione Wayne McGregor, direttore della manifestazione, ha evidenziato sia il valore artistico (« Le sue radici...🔗 Leggi su Iodonna.it
