Miccoli | Non firmai per Moggi jr e la Juve mi umiliò In carcere giocavo solo in porta perché

L’ex calciatore ha raccontato di non aver mai firmato per un dirigente legato alla Juventus e di aver subito umiliazioni da parte del club. Ha anche parlato del suo periodo in carcere, durante il quale si è dedicato esclusivamente al ruolo di portiere. In un passaggio, ha espresso il suo pentimento per aver rivolto un’offesa a un magistrato ucciso, riferendo di aver incontrato i suoi familiari e di aver ricevuto il loro perdono, emozionandosi.

Ha vissuto una vita spericolata, come Diego Maradona, il suo idolo. Quando Fabrizio Miccoli era bambino, una domenica allo stadio di Via del Mare per un Lecce-Napoli, gli “apparve” Diego: “Come se avessi visto Gesù Cristo – racconta –, una folgorazione. Mi colpì perché era altruista, giocava più per gli assist che per i gol. Decisi che avrei voluto essere come lui”. In buona parte, ci è riuscito. Piede fatato, maglia numero 10, la propensione alle amicizie pericolose, i guai giudiziari, il carcere. Tutto questo Miccoli lo ha raccontato in “Gloria e peccato di un campione”, un libro in uscita per la casa editrice 66thand2nd. “Non l’ho scritto in prima persona, ho contribuito con i miei ricordi”.🔗 Leggi su Gazzetta.it

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© Gazzetta.it - Miccoli: "Non firmai per Moggi jr, e la Juve mi umiliò. In carcere giocavo solo in porta perché..."

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