L’Italia perde peso internazionale perché non valorizza élite culturali sportive e creative

Dopo dieci anni, al Festival di Cannes si è verificato un episodio che non si vedeva dal 2013, anno in cui si celebrò il restauro di un classico del cinema italiano. Questa assenza di riconoscimenti o partecipazioni significative evidenzia una diminuzione della presenza e del peso internazionale delle élite culturali, sportive e creative italiane. La manifestazione cinematografica, nata nel 1946, rappresenta un punto di riferimento mondiale e il suo andamento riflette, in parte, le dinamiche del settore nel nostro paese.

Erano dieci anni che, al Festival di Cannes – nato nel 1946 incoronando “Roma città aperta” – non accadeva una cosa del genere. Su 2541 film proposti, provenienti da 141 Paesi, non ce n’è nemmeno uno italiano nella selezione ufficiale della settantanovesima edizione. Ce l’ha fatta il Costa Rica, non l’Italia. Non è una svista, è un segnale. L’Italia ha smesso di essere un Paese competitivo nei luoghi dove si misura il presente. Non è una questione di talento, è una questione di sistema. Nel calcio, l’esclusione dal Mondiale 2026, dopo quelle del 2018 e del 2022, non è un incidente, è un processo. Nel sistema dell’arte e dell’audiovisivo, la marginalità nelle grandi piattaforme internazionali – dalla Biennale di Venezia alla Berlinale, fino allo stesso Festival di Cannes – racconta la stessa storia con un linguaggio diverso. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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