Mancano un respiro più ampio e il pathos genuino alla Madama Butterfly triestina
Al teatro, una rappresentazione di Madama Butterfly a Trieste si distingue per alcune scelte sceniche che ne alterano l'impatto visivo. La scena principale appare spesso offuscata da un tessuto scuro, creando un effetto di isolamento e di distacco rispetto alla narrazione. Questa scelta si ripete per quasi tutta la durata dello spettacolo, influenzando l’esperienza complessiva dello spettatore.
Immaginate di essere al cinema a vedere un capolavoro, e per quasi tre ore il grande schermo è completamente coperto da un secondo schermo di tulle scuro. Il film è offuscato, tutto quello che contiene la pellicola risulta distante da ogni punto di vista, non vi coinvolge e ancora meno vi commuove. Ecco, lo stesso effetto fa una simile “trovata” registica nel teatro lirico. Il cantante non comunica con voi direttamente, ma attraverso l’inutile e fastidioso filtro che affievolisce la vostra percezione della vicenda. Quando un regista cercò di imporre alla Callas un vello nel proscenio durante la scena della pazzia nella celeberrima Lucia del 1954, la Diva disse, approssimativamente: “O togliete quel velo o me ne vado io”. 🔗 Leggi su Triesteprima.it
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