Ma quando venne esposta alla Quadriennale nel 1931 Benito Mussolini si rifiutò di vederla perché non si conciliava con l’estetica del regime Per l’autore fu la fine della carriera

Nel 1931, un'importante esposizione artistica organizzata alla Quadriennale vide il rifiuto di Mussolini di visitare un'opera, poiché non si conformava all'estetica promossa dal regime. Questa scelta segnò la fine della carriera dell'artista coinvolto. Tra i grandi scultori del primo Novecento, il nome di Adolfo Wildt è stato oggetto di studi recenti grazie al lavoro di approfondimento di Paola Mola e alla collaborazione con la rivista FMR di Franco Maria Ricci.

I l più grande scultore del primo Novecento, lentamente recuperato agli studi da Paola Mola, con la mia collaborazione, nella gloriosa FMR di Franco Maria Ricci, si chiama Adolfo Wildt, un Franz Xaver Messerschmidt novecentesco. Cognome aristocratico, di origine svizzera, in realtà proveniente da una umile famiglia milanese, Wildt arricchisce l’arte italiana del primo Novecento di un’originalità senza pari. A Roma la mostra di Mario Schifano, dall’informale alla Palestina X Leggi anche › Amare l’arte con Vittorio Sgarbi. Le visioni “necessarie” di Tarcisio Merati Wildt si distingue per un magistero tecnico eccezionale, per una maniacale dedizione al lavoro artigianale, coniugati a un quasi barocco piacere nell’ imporre alla materia le più contorte trapanature e alle superfici il supremo nitore dell’opale. 🔗 Leggi su Iodonna.it

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© Iodonna.it - Ma quando venne esposta alla Quadriennale, nel 1931, Benito Mussolini si rifiutò di vederla perché non si conciliava con l’estetica del regime. Per l’autore, fu la fine della carriera

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