Pignatone e la figlia del clan che fu costretta a collaborare
Un nuovo libro del giornalista Danilo Chirico mette in luce la vicenda di Giusy Pesce, cresciuta in un ambiente legato alla ‘ndrangheta. La narrazione descrive come la donna sia stata costretta a collaborare con le autorità, dopo aver vissuto in un contesto dominato dalla criminalità organizzata. La storia si concentra sui dettagli della sua vita e sulle circostanze che la hanno portata a prendere decisioni significative.
L’ultimo incontro con la magistrata Cerreti è a Roma l’11 aprile, come sempre, in una caserma dei carabinieri. Quel giorno Giusy viene posta davanti a un bivio: dentro o fuori. Deve decidere se firmare o non firmare il verbale di fine collaborazione, quello che viene sottoscritto al termine dei centottanta giorni che i pentiti hanno a disposizione per raccontare tutto quello che sanno. «È stato un momento dolorosissimo. Mi sono trovata lì ad aspettarmi la psicologa, alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, tante persone che mi erano state vicine in quei mesi di collaborazione. Prima di entrare dalla dottoressa mi hanno fatto tutto un ragionamento per dirmi: “Sai a cosa stai andando incontro, che rischi di morire, che i tuoi figli rischiano di essere affidati al Tribunale dei minori?”».🔗 Leggi su Laverita.info

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