Perché il tungsteno rappresenta un problema per Washington e una leva per Pechino

Il tungsteno, noto come “metallo della guerra”, è al centro di tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina. Considerato un elemento chiave per diverse applicazioni industriali e militari, il suo ruolo si intreccia con le strategie geopolitiche tra le due nazioni. La sua presenza e la capacità di controllo sulle riserve influenzano le dinamiche di potere e di approvvigionamento nel settore delle materie prime critiche.

“Metallo della guerra”. Questa è l’enfatica perifrasi scelta dal presidente della società di consulenza House Mountains Partner Chris Berry per definire il tungsteno, elemento numero 74 della tavola periodica facente parte della categoria dei metalli di transizione. Non che la definizione sia sbagliata: questo metallo argenteo è infatti noto per la sua eccezionale densità e per avere il punto di fusione più alto tra tutti i metalli puri, caratteristiche che lo hanno reso indispensabile nell’industria bellica moderna, dove trova impiego in una vasta gamma di applicazioni, dalle munizioni perforanti agli ugelli dei razzi. E questa indispensabilità è un problema, almeno per Washington, considerando il fatto che all’interno dei confini statunitensi le riserve di tungsteno sono alquanto scarse. 🔗 Leggi su Formiche.net

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© Formiche.net - Perché il tungsteno rappresenta un problema per Washington (e una leva per Pechino)

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