Il femminismo del circolino progressista? Ormai è ridotto solo agli insulti

Negli ultimi anni, si è assistito a un cambiamento nel modo in cui si discute di femminismo, con alcuni che lo riducono a insulti piuttosto che a un movimento di lotta. Nel frattempo, il termine “postverità” ha perso popolarità, sostituito da un concetto di “verità capovolta”. Questi sviluppi riflettono un mutamento nel linguaggio e nel modo di affrontare le questioni sociali e politiche.

La postverità era termine che andava di moda nel 2016: da noi abbiamo fatto in questi anni grandi passi in avanti, va di moda la verità capovolta. Non la verità delle emozioni ma quella dei risentimenti e dei risentiti. Anzi, per l’argomento che toccheremo, delle “risentite”. Sono quelle in pratica che non hanno ancora elaborato il lutto di vedere una di destra diventare premier in Italia. E hanno pensato bene prima di appoggiarsi alla teoria di Michela Murgia secondo cui una che non ha avuto un passato femminista non può rappresentare le donne. Poi si sono messe in proprio e hanno vergato le tavole del nuovo verbo: Giù le mani dal femminismo (un testo appena edito da Rizzoli le cui autrici sono Rosi Braidotti, Giorgia Serughetti, Jennifer Guerra). 🔗 Leggi su Liberoquotidiano.it

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