Pesce carne o fusion? Oltre Delmastro i politici si sono dati in massa alla ristorazione
Negli ultimi tempi, diversi politici hanno frequentato con assiduità locali di ristorazione, spostando l’attenzione oltre le discussioni sul nome e il logo di “Bisteccheria d’Italia”. Oltre alla questione legata a questa attività, si rileva un crescente coinvolgimento di figure pubbliche in locali dedicati a diversi tipi di cucina, tra pesce, carne e fusion. La presenza di personalità politiche in questi ambienti è stata documentata in più occasioni.
Al netto della questione “Bisteccheria d’Italia”, bellissimo nome e logo, peraltro, con una costoletta tra forchetta e coltello, e al netto delle questioni giudiziarie che il ristorantino sulla Tuscolana chez Delmastro si porterà o non si porterà dietro, va detto che il caso, appunto, bisteccheria, segna anche un cambio di paradigma non solo politico ma culinario. Un tempo la questione che turbava le coscienze era dove mangiassero i politici, e si sprecavano gli articoli soprattutto nella prima e seconda Repubblica, su quali locali ospitassero a pranzo e cena i leader dei diversi schieramenti. I socialisti per esempio andavano all’Augustea o alla Rosetta per il pesce, o da Fiammetta per la pizza; i democristiani da Fortunato al Pantheon. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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