Suicidio assistito Libera muore con un dispositivo oculare | Una richiesta di dignità
Una persona affetta da grave disabilità ha scelto di porre fine alla propria vita attraverso un suicidio assistito utilizzando un dispositivo oculare, chiedendo il rispetto della propria dignità. La decisione arriva dopo anni di attese e difficoltà legate alle procedure burocratiche e alle richieste di accesso a questa forma di assistenza. La vicenda ha suscitato attenzione nel dibattito pubblico e nei confronti delle normative vigenti in materia.
Per anni aveva combattuto una battaglia silenziosa, fatta di richieste, attese e ostacoli burocratici. Una storia personale che si è trasformata in un caso simbolo, senza mai perdere il suo tratto più umano: il desiderio di porre fine a una sofferenza diventata insostenibile. Solo dopo un lungo percorso giudiziario e sanitario è arrivata la possibilità concreta di scegliere. Una possibilità che, fino a pochi giorni fa, sembrava ancora lontana. Libera, nome di fantasia, si è tolta la vita a 55 anni nella sua casa in Toscana attraverso il suicidio assistito, utilizzando per la prima volta in Italia un dispositivo a comando oculare sviluppato dal Cnr. 🔗 Leggi su Thesocialpost.it

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