Non è l’algoritmo che ruba il lavoro È la società che può lasciare soli i lavoratori
Negli ultimi mesi si è spesso discusso di intelligenza artificiale come di un fenomeno che ruba posti di lavoro, ma è la società a poter lasciare i lavoratori soli di fronte a questi cambiamenti. La narrazione si concentra sull’algoritmo, mentre l’aspetto sociale e le conseguenze sulla forza lavoro vengono di solito trascurate. La questione resta aperta e ancora tutta da esplorare.
Per mesi abbiamo parlato dell’intelligenza artificiale come si parlava un tempo delle cavallette: arriva, divora, devasta, sostituisce. E’ un racconto comodo, drammatico, perfetto per il dibattito pubblico. Ma non è il racconto più intelligente. La questione, infatti, non è semplicemente quali lavori l’AI colpirà di più. La questione è chi, tra i lavoratori colpiti, avrà la forza, il reddito, l’età, le competenze e il contesto giusto per adattarsi. E chi invece no. E’ qui che il fenomeno diventa interessante. E anche più inquietante. Perché i dati richiamati da un recente lavoro di Sam Manning e Tomás Aguirre mostrano una verità meno urlata e più utile: esposizione all’AI e capacità di adattamento spesso viaggiano insieme. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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