La dittatura del martirio Il sentimento tragico dell’Iran celebra il sacrificio non la vittoria

In Iran, il sentimento tragico dell sacrificio prevale sulla celebrazione della vittoria. Ali Khamenei, leader supremo, sapeva di essere nel mirino e di non potersi fidare di nessuno, nemmeno dei suoi. La dittatura del martirio si manifesta attraverso una retorica che valorizza il sacrificio personale, lasciando poco spazio a prospettive di successo o di progresso.

Sembra se la siano proprio cercata. Ali Khamenei sapeva benissimo di essere nel mirino. Sapeva benissimo di non potersi fidare di nessuno, men che meno dei suoi. Al tempo della breve guerra che avrebbe dovuto, anzi a detta di Trump aveva giĂ  “totalmente obliterato” le speranze nucleari iraniane, era sparito, aveva interrotto ogni contatto. Poi, alla vigilia di questa nuova guerra, aveva convocato una riunione con i suoi massimi collaboratori nel posto piĂą ovvio, il bunker di casa sua. Come dire: eccomi, mandate i missili. Ali Larijani, il potentissimo reggente di fatto dell’Iran dopo l’uccisione della guida suprema, si era fatto vedere e intervistare alla testa di un corteo, mentre piovevano missili sulla cittĂ . 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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