La critica del presente tirando in ballo il Medioevo è ormai un genere letterario
Negli ultimi tempi, si nota come il riferimento al Medioevo sia diventato un modo frequente per commentare la realtà contemporanea. In molte discussioni si utilizza il termine “feudalesimo” o “tecnofeudalesimo” per descrivere alcune dinamiche attuali. Questa tendenza si riscontra spesso nelle librerie, dove si parla di un vero e proprio genere letterario che collega passato e presente attraverso questa terminologia.
Uno spettro si aggira per le librerie ed è l’uso del termine “feudalesimo” o “tecnofeudalesimo”, per parlare dell’oggi. Finiti i gloriosi anni 90 in cui la storia doveva finire, siamo tornati in un’èra in cui, sperduti, cerchiamo un parallelo con il passato. C’è chi ogni tanto tira fuori il paragone con gli anni 30 del Novecento, alla ricerca di una Repubblica di Weimar in Italia, in Francia o in Texas. E poi c’è chi invece va a cercare le dinamiche sociali contemporanee nel generico medioevo dei servi della gleba. “Tecnofeudalesimo” si chiama il libro dell’economista e sex symbol della lista Uniti per Tsipras, Yanis Varoufakis. Troviamo poi “Come la Silicon Valley ha scatenato il tecno-feudalesimo” di Cédric Durand e “La tomba del capitale: neofeudalesimo e la nuova lotta di classe” di Jodi Dean. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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