La giustizia non è supplenza morale

In alcune aree del Paese, si chiede ai tribunali di distinguere tra cittadini “degni” e “indegni”, trasformando il giudizio legale in una questione etica. Questa richiesta non riguarda un dissenso, ma una divisione netta tra chi merita rispetto e chi no. La questione si concentra sulla natura stessa della giustizia, che viene vista come un'istituzione che dovrebbe operare al di fuori delle valutazioni morali.

In Italia la giurisdizione non è soltanto espressione di un potere dello Stato. È diventata, nel tempo, un’identità morale. Un luogo simbolico nel quale una parte del Paese cerca riscatto, ordine, redenzione. Non si tratta di un fenomeno recente, né di una polemica contingente: è una struttura culturale profonda, che riemerge ciclicamente ogni volta che la politica appare fragile e le mediazioni perdono legittimità. La letteratura aiuta spesso a capire ciò che la cronaca non riesce a spiegare. Delitto e castigo non è solo il racconto di un delitto, ma la rappresentazione di una tentazione ricorrente: quella di incarnare la giustizia, di trasformarla da strumento imperfetto in principio assoluto. 🔗 Leggi su Laverita.info

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