Il terminale iraniano Jask ha più valore propagandistico che logistico

Il terminale iraniano di Jask viene presentato come uno strumento più di natura propagandistica che una reale risorsa logistica. Teheran continua a mostrare interesse nel mantenere aperta una possibile alternativa strategica attraverso gli oleodotti, cercando di rafforzare la propria posizione anche sul piano simbolico. La questione rimane al centro di attenzione tra le analisi internazionali.

In questa crisi, aggirare lo Stretto di Hormuz è diventato un imperativo per tutti. Anche Teheran ammassa greggio fuori da Hormuz per mostrare un piano B. Ma dati alla mano quel piano resta sulla carta Teheran vuole ancora dimostrare di avere un piano B e vuole giocare la partita anche sugli oleodotti. Secondo il Wall Street Journal, ieri le scorte onshore al terminale di Jask hanno raggiunto i 5,42 milioni di barili, un accumulo record. Jask è un deposito di serbatoi a terra collegato da un lato ai campi di Goreh – non lontano dal confine con l’Iraq – tramite un oleodotto di mille chilometri. E a sua volta il terminale è collegato a un singolo punto di ormeggio galleggiante offshore nel Golfo dell’Oman. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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