Burhan Sönmez | Quando mi torturavano pensavo che sarei morto La libertà oggi è poter raccontare la mia storia nella mia lingua
L'attivista curdo Burhan Sönmez, protagonista delle Night Stories al Festival del Libro Possibile, ha condiviso la sua esperienza di tortura e di paura di morire. Ha raccontato come, durante quei momenti, il suo pensiero fisso fosse la fine della vita. Oggi, Sönmez evidenzia che la libertà consiste nel poter narrare la propria storia nella propria lingua.
«Quando, appena 18enne, mi sono trasferito a Istanbul per studiare legge è stato uno shock: non solo perché, da un piccolo villaggio, mi ritrovavo a vivere in una città grande e caotica, ma anche perché nessuno parlava la mia lingua. Mi sono sentito a lungo estraneo, diverso, anche se ero felice di essere lì perché stavo realizzando i miei sogni», ci spiega ancora. Ma la sua identità e il suo impegno politico all'interno dei movimenti pro democrazia, subito dopo il colpo di stato militare del 1980, lo rendono uno dei bersagli del governo turco. Nel corso di una manciata di anni, è stato allontanato dall'Università dove studiava, poi assalito, ferito e torturato numerose volte dalla polizia turca fino a essere costretto all'esilio nel Regno Unito. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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