I no Cpr sconfessavano gli psichiatri

Un’ordinanza di sospensione ha coinvolto otto medici di Ravenna che si occupano di persone richiedenti asilo. Nel documento vengono riportate diagnosi psichiatriche che, secondo l’autorità giudiziaria, sono state contestate e giudicate infondate, rivelando una contraddizione tra le valutazioni mediche e le tesi sostenute dai medici stessi. La vicenda riguarda le pratiche adottate nel centro di accoglienza e le diagnosi effettuate sul personale sanitario.

Nell’ordinanza di sospensione degli otto medici pro clandestini di Ravenna emergono diagnosi smentite a scopo ideologico. E gli extracomunitari tornavano a delinquere. Nell’ordinanza di sospensione per tre degli otto medici del reparto di Malattie infettive del Santa Maria delle Croci di Ravenna c’è un passaggio che mette a fuoco l’ipotesi che abbiano agito per ideologia più che per deontologia: il ribaltamento delle diagnosi formulate dagli psichiatri. È uno degli elementi che risultano dall’analisi del giudice per le indagini preliminari, Federica Lipovscek, di una trentina di certificati utilizzati per dichiarare alcuni stranieri irregolari non idonei al trasferimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). 🔗 Leggi su Laverita.info

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