Dove vorrebbero portarci gli isterici anti-Thiel? Ossessione e lapidazione
Ieri alle 16.10, in un grande salone di un antico palazzo romano, Peter Thiel ha preso la parola. L'evento ha attirato numerosi presenti, mentre si svolgeva la discussione su temi legati alle sue attività. La sala era affollata e l’atmosfera concentrata, con i partecipanti che ascoltavano attentamente le sue parole senza interventi immediati.
Peter Thiel ha cominciato a parlare alle 16.10 di ieri nell'immenso salone di un antico e meraviglioso palazzo romano. Ma prim'ancora che pronunciasse la sua prima parola, e senza che si sapesse nulla di quel che stava per dire, la Roma dei media e dei poteri marci era già impazzita di rabbia. A volte non si sa se sorridere o scoraggiarsi: lungo qualche millennio di storia, questa città ha visto l'ascesa e la caduta di un impero, ha conosciuto re e papi, gloria e decadenza. Eppure, nelle sue attuali espressioni di potere profondo (tutte ostili al governo Meloni, questo è chiaro: la premier è vissuta come un “incidente” da chi preferirebbe il ritorno alla palude dei governi semitecnici), mostra un provincialismo gretto e una chiusura che fanno impressione. 🔗 Leggi su Iltempo.it

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