I tecnomiliardari odiano lo Stato-nazione ma poi fanno affari con la Casa Bianca

I tecnomiliardari come Peter Thiel si sono sempre mostrati critici nei confronti dello Stato-nazione, sostenendo quelle che definiscono derive del politicamente corretto. Nonostante la loro avversione alle politiche di inclusione e alle normative statali, alcuni di loro continuano a fare affari con la Casa Bianca. Thiel, in particolare, ha espresso posizioni contrarie alle politiche di genere e razziali fin dai tempi di Stanford.

Già dai suoi giorni a Stanford, Peter Thiel si oppone strenuamente alle politiche di inclusione di donne, minoranze di genere e razziali, etichettandole come derive pericolose del fantomatico politicamente corretto, ideologia fantasma con cui le sinistre starebbero plasmando la coscienza globale. Nel 1995, insieme a Sacks, anche lui studente a Stanford e membro della redazione del giornale, scrive e poi pubblica un libro, The Diversity Myth, il cui obiettivo è denunciare il clima totalitario e intollerante che gli studenti subiscono nelle università per effetto del «multiculturalismo». Quest’ultimo, sostengono gli autori, è un’ideologia che... 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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