Dalla maestosità della toga al colletto lavabile del superpoliziotto

Osserviamo Antonio Di Pietro, noto per il suo ruolo di magistrato e per le sue dichiarazioni dure nei confronti di Craxi. Durante un intervento pubblico, si è concentrato sulla tutela dei diritti dell’imputato, evidenziando la sua attenzione per le procedure giudiziarie. La sua figura si distingue per il contrasto tra l’immagine ufficiale di toga e il suo atteggiamento deciso e diretto.

Osservammo con ammirazione Antonio Di Pietro, durissimo con Craxi ma lanciato come un ossesso alla caccia dei pur pallidi diritti dell’imputato. Fummo fieri per come agirono (incuranti delle pulsioni della piazza e del Borrelli capocavallerizzo) i pm di Mani pulite, dal tecnico Davigo al Colombo filosofo, pur di far vivere la cultura della Giurisdizione, vale a dire i dettami costituzionali sul loro ruolo di accusatori severissimi e d’altronde equanimi.  Ci stupì il rigore del procuratore Caselli, che adempì col dovuto slancio a entrambi i doveri, persecutore delle colpe e nel contempo difensore per il dovuto di un Andreotti, per dire, o se no di un Mannino, vedi mai che un unico dettaglio fosse emerso a loro favore. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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