Iran la voce di una studentessa delle Unità di Resistenza | La morte di Khamenei? Avremmo preferito vederlo davanti a un tribunale a rispondere di tutti i suoi crimini

Una studentessa delle Unità di Resistenza in Iran ha dichiarato che avrebbero preferito vedere il leader supremo davanti a un tribunale per rispondere dei suoi crimini, commentando così la morte di Khamenei. L’attenzione internazionale si concentra sulla guerra e sui rapporti geopolitici, mentre questa voce denuncia la mancanza di un processo legale nel contesto delle recenti vicende politiche nel paese.

L’attenzione internazionale è concentrata sulla guerra e sugli equilibri geopolitici. Ma resta una domanda decisiva: cosa sta accadendo dentro la società iraniana? Ne abbiamo parlato con Amideh (abbiamo usato uno pseudonimo per questioni di sicurezza), 23 anni, studentessa universitaria e membro delle cosiddette «Unità della Resistenza», gruppi clandestini che hanno organizzato le proteste per il rovesciamento del regime, dal 2013 fino ad oggi. Le donne che fino a poche settimane fa guidavano le proteste gridavano: «Morte a Khamenei», «Morte al dittatore». Ora che questo obiettivo è stato raggiunto, cosa pensa del modo in cui è stato realizzato? «La morte di Khamenei, come ha affermato Maryam Rajavi, presidente eletta dell’opposizione iraniana, segna la fine del regime del Velayat-e Faqih. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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© Vanityfair.it - Iran, la voce di una studentessa delle Unità di Resistenza: «La morte di Khamenei? Avremmo preferito vederlo davanti a un tribunale a rispondere di tutti i suoi crimini»

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