La rivoluzione dei pianoforti
Tra Firenze, Parigi e Hohnstein in Sassonia, tre città che ospitavano i principali pianoforti, non esistevano comunicazioni dirette come telefono o email. Nonostante questa distanza e il mancato contatto immediato, i piani e gli strumenti musicali di queste zone avrebbero potuto condividere molto, se solo avessero potuto parlarsi.
In principio il martelletto. Storia delle innovazioni che hanno accompagnato generazioni di compositori. In musica a Milano Stavano tra Firenze, Parigi e la meno glamour Hohnstein in Sassonia, ma non si parlavano, non c’era il telefono né l’e-mail, eppure avrebbero avuto molto da dirsi. Chi erano? Gli inventori del pianoforte, primo ventennio del Settecento. Nel 1709 il fiorentino Bartolomeo Cristofori aveva messo a punto il “gravicembalo col pian e forte”, il parigino Jean Marius un manufatto simile e a Dresda, nel 1717, l’organista Gottlieb Schröter si univa al gruppo mettendo a punto la stessa idea. Quale? La corda del cembalo non andava pizzicata bensì percossa con un martelletto. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

Leggi anche: Il mestiere del tecnico di pianoforti, un seminario al Conservatorio Nicolini
Leggi anche: Storie di pianoforti e di pianisti, l'incontro con due veri insider del mondo degli 88 tasti
Eddie played keyboards longer than guitar