Dalla poesia cinematografica di Kiarostami alla dissidenza di Panahi e Rasoulof l’evoluzione del cinema iraniano sotto il regime
Il cinema iraniano ha attraversato un periodo di grande trasformazione, passando dalla poesia cinematografica di Kiarostami alla dissidenza espressa da registi come Panahi e Rasoulof. Questi autori hanno affrontato tematiche sociali e politiche attraverso il loro lavoro, spesso rischiando conseguenze legali. La metafora rappresenta un elemento centrale nel loro modo di narrare, riflettendo anche le caratteristiche della cultura iraniana.
Tra censura e creatività, i registi iraniani hanno continuato a sfidare il regime e vincere premi, trasformando le restrizioni in opportunità per raccontare storie di resistenza e speranza “La metafora è veramente un elemento poetico della cultura iraniana. A livello sociale si vive di metafore anche nel chiacchiericcio quotidiano.” Lo raccontava nel 2010 Babak Karimi, all’epoca selezionatore di cinema iraniano in numerosi festival internazionali, nonché attore vincitore di un Orso d’argento a Berlino per Una separazione (2011) di Asghar Farhadi. “La metafora è stata intesa spesso come modo per aggirare la censura, ma non è nata con questo intento, tanto che esisteva nel cinema già durante gli anni dello scià. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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