Feminism9 la misura politica della traduzione

«Feminism9» è una proposta che analizza la traduzione come un atto politico, spostando l’attenzione dall’aspetto tecnico a quello sociale. La misura politica della traduzione mette in discussione il suo ruolo di semplice strumento e ne evidenzia l’importanza nel contesto delle pratiche di potere. Il testo esplora come questa prospettiva possa influenzare il modo di interpretare e usare le parole in ambito culturale e politico.

Fiera dell'editoria delle donne, Roma Domani alle 11, in Sala Lonzi, il focus «La traduzione come strumento di pratica politica. Esperienze di professioniste a confronto». Intervengono Francesca Maffioli, Sara De Simone, Mariarosaria Sciglitano e Alessandra Pigliaru Pensare la traduzione come pratica politica significa sottrarla al regime dell’evidenza. È a partire da questa consapevolezza che la traduzione cessa di essere pensata come mera procedura e si rivela, piuttosto, come uno spazio critico. Tradurre significa intervenire nella circolazione del senso, rendere visibili alcune voci e alcune epistemologie, mentre certo, altre rischiano di essere neutralizzate e addomesticate. 🔗 Leggi su Cms.ilmanifesto.it

feminism9 la misura politica della traduzione
© Cms.ilmanifesto.it - «Feminism9», la misura politica della traduzione

Leggi anche: Zbigniew Herbert, la parola contro la menzogna della storia (traduzione di Annalisa Carlevaro)

Con Pax Silica la politica industriale torna al centro della politica estera. L’analisi di TorlizziLa sicurezza nazionale nel XXI secolo passa dalla sicurezza economica e industriale, denunciando il divario tra analisi strategica tradizionale e...

La ricerca mostra notizie e video sullo stesso tema.