Joe Louis e Sugar Robinson militari e campioni Ma solo per i soldati bianchi

joe louis e sugar robinson militari e campioni ma solo per i soldati bianchi
© Gazzetta.it - Joe Louis e "Sugar" Robinson, militari e campioni. Ma solo per i soldati bianchi

La descrizione più calzante per quella che fu la logica (totalmente illogica) della segregazione razziale negli Stati Uniti, ben oltre la prima nera del Novecento, la prendiamo in prestito da Ennio Flaiano: il maestro pescarese parlerebbe di tragedia che declina in farsa, o viceversa all'occorrenza. Certamente ridicola, come tutti i sistemi fondati su un pregiudizio, quella divisione tra cittadini in base al colore della pelle, se non avesse prodotto morte, dolore e sofferenza stratificata, in particolare negli Stati del Sud che si reggevano su un'economia rurale, sembrerebbe partorita dalla penna di un pessimo e grossolano sceneggiatore comico. Quella discriminazione istituzionalizzata aveva alle fondamenta una mentalità che trovava "morale" dividere i posti sugli autobus in base al colore della pelle; "normale" che in un hotel come il Waldorf Astoria dove una gloria nazionale come Jesse Owens era atteso come ospite d'onore dopo i fasti di Berlino '36, il campione dovesse però usare l'ascensore adibito al trasporto delle merci; "obbligatorio" che un ristoratore tifoso di Cassius Clay (prima che quest'ultimo cambiasse nome sulla scia di una crescente indignazione dopo simili episodi) volesse offrire il pranzo a lui e a un suo amico ma fosse al tempo stesso costretto a precisare che due neri al tavolo del suo locale non avrebbero potuto consumarlo. 🔗 Leggi su Gazzetta.it

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