Il fumo della repressione

Le forze dell’ordine italiane hanno spesso usato i lacrimogeni in modo eccessivo, causando disagi tra i cittadini. Questa tendenza si è accentuata negli ultimi anni, anche durante manifestazioni pacifiche. In alcune occasioni, gli agenti hanno lanciato gas irritanti senza rispettare le norme, provocando malessere tra chi si trovava nelle vicinanze.

Da un po’ di tempo Lince non usa più la benda sull’occhio che l’ha accompagnata per molte settimane. La luce non le dà più fastidio, le ferite sono ormai quasi invisibili e il verde dell’iride spicca di nuovo tra i capelli scuri che le incorniciano il viso. “Poteva andare molto peggio”, mi dice quando la incontro. “Il nervo ottico non è stato danneggiato e questo permette ai miei occhi di muoversi insieme nella stessa direzione, anche se uno è completamente cieco”. Lince ha 33 anni e il 2 ottobre scorso è stata colpita al volto da un lacrimogeno durante una manifestazione per la Palestina a Bologna. 🔗 Leggi su Internazionale.it

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Fumo, Beatrice (Mohre): “7.500 sostanze tossiche nel fumo, a uccidere è la combustione”

Geografia della repressione. Il Cairo tra infrastrutture, carceri e silenzio

Il Cairo, conosciuto anche come il Grande Cairo, rappresenta molto più di una semplice città: è una vasta megalopoli caratterizzata da una complessa rete di infrastrutture, strutture carcerarie e zone di silenzio.

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