Luca Manfredini oncologo al Gaslini di Genova | Il fraintendimento più diffuso è che le cure palliative pediatriche vengano considerate esclusivamente come cure di fine vita attivate quando non c’è più nulla da fare

Luca Manfredini, oncologo presso il Gaslini di Genova, spiega che molte persone credono erroneamente che le cure palliative pediatriche siano riservate solo ai momenti finali, quando non ci sono più speranze. In realtà, queste terapie accompagnano i bambini e le loro famiglie durante tutto il trattamento, migliorando ogni fase del percorso. Durante la Giornata mondiale contro il cancro infantile, il direttore dell'hospice Il Guscio dei Bimbi sottolinea come anche la cannabis terapeutica faccia parte di questa assistenza, contribuendo a ridurre il dolore e migliorare la qualità di vita.

Quando si parla di cure palliative pediatriche, qual è il fraintendimento più diffuso che riscontra ancora oggi? Perché è sbagliato associarle esclusivamente alla fase terminale della malattia? «Il fraintendimento più diffuso è che le cure palliative pediatriche vengano considerate esclusivamente come cure di fine vita, attivate quando “non c’è più nulla da fare”. È un errore ancora molto radicato, non solo nella popolazione generale ma talvolta anche tra operatori sanitari. In realtà le cure palliative pediatriche non coincidono con la terminalità. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e le principali società scientifiche, possono e dovrebbero essere avviate precocemente, già al momento della diagnosi di una malattia inguaribile o ad alta complessità assistenziale, e si integrano con le cure attive oncologiche, neurologiche o metaboliche. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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© Vanityfair.it - Luca Manfredini, oncologo al Gaslini di Genova: «Il fraintendimento più diffuso è che le cure palliative pediatriche vengano considerate esclusivamente come cure di fine vita, attivate quando “non c’è più nulla da fare”»

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