Berlinale 2026 al via la libertà di espressione alla prova del cinema

Questa mattina si è aperta la Berlinale 2026, il festival che attira cineasti e appassionati da tutto il mondo. La manifestazione si svolge in un momento in cui la libertà di espressione nel cinema è sotto pressione in diversi paesi. Le prime proiezioni sono state accompagnate da un forte messaggio di solidarietà, mentre alcuni film sono già al centro di discussioni e polemiche. La città si prepara a ospitare giorni intensi di proposte artistiche e confronti su temi delicati.

Berlinale 76 Le linee guida del festival sul dissenso e la guerra in Palestina. Stasera il film di apertura della regista afgana Shahrbanoo Sadat, «No Good Men», una cineoperatrice a Kabul e il ritorno dei talebani Berlinale 76 Le linee guida del festival sul dissenso e la guerra in Palestina. Stasera il film di apertura della regista afgana Shahrbanoo Sadat, «No Good Men», una cineoperatrice a Kabul e il ritorno dei talebani Berlinale: l’arte cinematografica per la libertà di espressione titolava ieri la «Frankfurter Rundschau» a proposito del festival che si apre oggi. E l’ambizione «politica» è esplicitamente dichiarata dalla struttura stessa della rassegna che pone al centro le questioni di genere, la decolonizzazione, l’inclusività, le migrazioni non solo nei film, anche in numerosi talk previsti nei prossimi giorni, fra cui quello che vede insieme Charles Burnett, uno dei pionieri del cinema afroamericano – verrà proiettato il suo magnifico My Brother’s Wedding – e Haile Gerima, regista e intellettuale etiope della diaspora e del New Black Cinema che presenta qui il suo nuovo lavoro, Black Lions – Roman Wolves (al Forum), un progetto inseguito da una vita: la storia dell’Etiopia dal 1896, quando respinse il primo tentativo di colonialista delle potenze occidentali, fino al fascismo, la guerra, la colonizzazione, la resistenza. 🔗 Leggi su Cms.ilmanifesto.it

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