Sui banchi sotto occupazione
Per quasi due anni Natalia (nome inventato) ha tenuto i figli nascosti. In città girava voce che chi non mandava i ragazzi e le ragazze alle scuole russe rischiava di perdere la potestà genitoriale. Per le forze di occupazione di Mosca, la propaganda e la (ri)educazione nello spirito del militarismo sono priorità: servono a produrre cittadini addomesticati e nuovi soldati. Una strategia che rientra nel processo di cancellazione dell’identità ucraina, considerato da molti un vero “genocidio culturale”. Natalia era determinata a proteggere i suoi figli da tutto questo. Per mesi la famiglia ha vissuto nella paura. Non sapeva di chi fidarsi. L’occupazione aveva trasformato le persone: alcune avevano aperto gli occhi e perso ogni illusione su Mosca, altre erano rimaste filorusse. 🔗 Leggi su Internazionale.it

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