Quegli italiani diventati profughi a casa loro
Un leggero strato di brina ricopre l’erba attorno al campo profughi di Padriciano. Una sottile nebbia avvolge l’aria e sembra lasciare tutto in sospeso. Come quelle anime che sono passate da qui a guerra finita. Istriani e dalmati costretti a lasciare le loro terre mentre i titini avanzavano e attuavano una vera e propria pulizia etnica. Non restava altro che partire. Lasciare tutto in fretta e furia e dirigersi verso la città italiana più vicina e sicura: Trieste. «Erano profughi in casa loro», racconta Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani, l’associazione di esuli che da anni gestisce il campo, nel frattempo diventato un museo. 🔗 Leggi su Laverita.info

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