Papà affrontò i boss in aula nessun giudice voleva il maxiprocesso Fu osteggiato come Falcone e Borsellino
In aula, un papà giudice si è opposto ai boss, sfidando l’ostilità dei giudici che rifiutavano il maxiprocesso. La sua storia si intreccia con quella di un magistrato che, prima di accettare un incarico cruciale, ha citato Kant, ricordando a tutti che il dovere deve essere il centro del suo lavoro. Un racconto di coraggio e determinazione che si inserisce nel lungo cammino contro la criminalità organizzata in Italia.
Questa è la storia di un giudice che citò Kant («il dovere per il dovere») prima di accettare un incarico che avrebbe segnato per sempre la storia d’Italia. Ma è anche la storia, in parte, di suo figlio che all’epoca era un adolescente e che frequentava il liceo Gonzaga a Palermo. Quarant’anni fa nell’aula bunker allestita all’Ucciardone si celebrò il maxiprocesso alla mafia. La prima udienza di quello che fu definito la Norimberga della mafia fu il 10 febbraio 1986: ne sarebbero seguite altre 348, 476 imputati, 1.314 interrogatori, 35 giorni di camera di consiglio prima della sentenza che portò a 19 ergastoli. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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“Fai buon viaggio, papà. Ci sono assenze che non fanno rumore, ma pesano più di qualsiasi parola. Assenze che mi camminano accanto, che si siedono vicino a me nei momenti importanti e che sento ancora più forti proprio quando dovrei essere felice. Son facebook
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