Gli spot auto scorretti che fanno rumore

La pubblicità d’auto scorretta non nasce con i social, parte molto prima nel tempo. Il primo esempio è universalmente riconosciuto lo spot Buick Riviera del 1964, spesso citato come esempio di un sessismo oggi improponibile. L'auto può piacere anche a lei, ma il messaggio sottinteso è che solo lui la capisce davvero. All’epoca era normale dire l’indicibile (nessuno si scandalizzava), mentre oggi quell'atteggiamento solleverebbe un putiferio. Da allora la scorrettezza non è scomparsa, ha solo cambiato forma. È diventata più furba, più ammiccante, fatta di doppi sensi, stereotipi e provocazioni calcolate. E quando la pubblicità è entrata nell’era della viralità, ha scoperto che far discutere può diventare un acceleratore di notorietà. 🔗 Leggi su Gazzetta.it

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