L' anima del martello rubata dai post comunisti
Nei giorni scorsi si torna a parlare di un simbolo che va oltre il semplice oggetto. Qualcuno ha trafugato l’anima del martello, un tempo strumento primitivo ma oggi al centro di polemiche e discussioni. La vicenda riporta alla memoria le origini più antiche, quando i nostri antenati del Paleolitico usarono un bastone legato a una pietra. Oggi, invece, quel simbolo si trova nel mirino di chi ne mette in discussione il valore e l’uso, trasformandolo in un elemento di discussione pubblica.
Probabilmente, i nostri antenati del Paleolitico che per primi legarono una pietra a un bastone con nastri di cuoio e tendini di animali non pensavano che - suppergiù trentamila anni dopo - la loro invenzione sarebbe diventata il centro dell’agorà mediatica in Italia. Così come non lo avrebbe potuto presagire Yevgeny Kamzolkin, l’uomo che nel 1918 propose di utilizzarlo, incrociato a una falce, come simbolo delle celebrazioni moscovite della festa dei lavoratori. Eppure, per uno di quegli affascinanti arabeschi della storia, il martello, prima evoluzione tecnologica dei chopper, i sassi con cui l’ Homo habilis tre milioni di anni prima iniziò a spaccare ossa e noci, nel corso dei secoli ha varcato i confini della sua pura utilità, diventando metafora cangiante buona per ogni ideologia. 🔗 Leggi su Ilgiornale.it

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