Sull’AI Amodei si pone i problemi etici che il Pentagono ha dimenticato
Il dibattito sull’intelligenza artificiale torna a scaldarsi tra i ricercatori e le istituzioni. Questa volta il problema si concentra su una semplice riga in fondo a un documento, ma dietro quella frase si nasconde una questione più complessa. Reuters riporta che il Pentagono e la società Anthropic non riescono a trovare un’intesa su un accordo da 2 miliardi di dollari, e nel mezzo si fa strada anche il discorso sulle questioni etiche legate all’AI, sollevate da esperti come Amodei. La trattativa sembra bloccata, e

Con l'AI si generano pure false immagini dei lager. E c'è chi ci guadagna Se si vuole capire perché Amodei, che non è un attivista ma il capo di una delle aziende leader mondiali dell’AI, sia disposto a sostenere il costo politico (e commerciale) di un rifiuto, basta leggere il suo saggio sull’“adolescenza della tecnologia”, che riprende la potente metafora che già aveva coniato nel suo precedente intervento, ovvero quella dell’AI potente che è come un “paese di geni in un datacenter”. Quando scrive Amodei non si riferisce a un’entità che coincide con un singolo modello o con un’applicazione di chat, ma con un’infrastruttura capace di produrre lavoro intellettuale a scala industriale, con copie potenzialmente illimitate, velocità superiore e una progressiva autonomia operativa, cioè la possibilità di pianificare, cercare, scrivere codice, orchestrare strumenti, mantenere obiettivi su orizzonti lunghi, e quindi di diventare un soggetto che agisce nel mondo – non perché “vuole” nel senso umano del termine, ma perché viene messo nella posizione di agire. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it
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