Quando i social divorano la vocazione Il caso don Rava
Don Rava ha vissuto un episodio che mette in luce come i social possano mettere in crisi la fede. La sua storia dimostra come la voglia di condividere e apparire possa spesso travolgere la vocazione e il rapporto personale con Dio. La vicenda ha fatto discutere e acceso i social, dove molti si sono chiesti se il confine tra fede e notorietà sia ancora chiaro.
Nelle questioni di fede invale sempre una doppia verità , per cui l’irripetibile aspetto interiore resta faccenda fra l’individuo e Dio, mentre il caso in linea generale può acquisire valore esemplare e spiegare a tutti qualcosa di noi. Succede anche per la notizia che don Rava, il giovane prete milanese seguitissimo sui social, ha annunciato l’improvvisa intenzione di rinunciare al sacerdozio. Sgombro subito il campo dal sospetto che uno spretato sia di per sé meno utile al progetto divino. Non ha senso, poiché le vocazioni sono innumerevoli ed essere sacerdoti non è l’unico modo di servire Dio: si può farlo essendo genitori affettuosi, bravi professionisti, cittadini onesti, fedeli devoti, artisti visionari, ciascuno secondo la propria chiamata, altrimenti saremmo tutti preti e chissà che noia sarebbe. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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