Alberto Trentini | Eravamo pedine di scambio Il racconto dei giorni in carcere in Venezuela tra acqua razionata e macchina della verità

Alberto Trentini racconta i giorni in carcere in Venezuela. Ha vissuto in una cella stretta, senza sapere cosa gli sarebbe successo. Ricorda l’acqua razionata, le sessioni con la macchina della verità e il senso di essere solo una pedina di scambio. Tra sofferenza e piccole pause, come gli scacchi fatti con carta igienica, cerca di resistere a una situazione che non controlla.

Angelica Bove: “A Sanremo mi racconto senza filtri. La solitudine è fondamentale nella vita” Il cooperante veneziano liberato nelle scorse settimane ha scelto "Che tempo che fa" per parlare per la prima volta della sua carcerazione Sapere di essere "una pedina di scambio", ma senza la minima idea sul proprio destino, le sofferenze psicologiche, la cella angusta, il cappuccio per non avere contezza dei luoghi, l'acqua razionata, la macchina della veritĂ  e le piccole "gioie" come gli scacchi costruiti con carta igienica e acqua. Alberto Trentini, il cooperante veneziano liberato nelle scorse settimane dopo 423 giorni di prigionia in Venezuela, ha scelto "Che tempo che fa" sul Nove per raccontare la sua carcerazione.🔗 Leggi su Today.itImmagine generica

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Alberto Trentini racconta i 423 giorni in carcere in Venezuela, "per il regime eravamo pedine di scambio"

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