Scrivo per dire che siamo vivi | dall’Iran il racconto di una città che puzza di morte

Per mezz’ora al giorno la censura si allenta e permette una fragile connessione con l’esterno. Con quel mondo che negli ultimi giorni sembra aver voltato lo sguardo altrove. «Scrivo solo per dirti che siamo vivi». Un messaggio breve, ma necessario. Come se anche le parole dovessero risparmiare energia in un Paese stremato. Poi la connessione si blocca, di nuovo. È così da venti giorni. «L’Iran è attraversato da un dolore straziante. Tutti sono profondamente tristi e sconvolti», ci dice una giornalista iraniana che siamo riusciti a raggiungere. Per proteggerla, non ne riportiamo il nome. «Tutto è cupo e depresso, le persone sono tristi. Non sorridiamo più. 🔗 Leggi su Open.online

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Contenuti utili per approfondire su Scrivo per dire che siamo vivi...

Si parla di: Uno sceneggiatore può usare l’intelligenza artificiale? - Kwame Anthony Appiah; Ziopol e le canzoni della Melevisione: Scrivere per bambini non vuol dire semplificare. Spazio tra i generi perché è educativo; Walter Veltroni: Essere giovani è tremendo. Scrivo gialli per combattere l’abitudine alla violenza; La convergenza è un futuro da scrivere.

Riecco Baccini: Scrivo musica soltanto se ho qualcosa da direI suoni giusti, le parole giuste. E, naturalmente, qualcosa da dire. Quando mi chiedono perché non ho fatto album per diciotto anni dal mio ultimo di inediti, mi sembra ovvio rispondere: perché non ... ilgiornale.it

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