Eni Nigeria i pm De Pasquale e Spadaro nascosero intenzionalmente le prove

Le indagini sui pm De Pasquale e Spadaro accusati di aver nascosto prove nel procedimento contro i vertici Eni in Nigeria sollevano importanti questioni sulla correttezza e l’imparzialità delle azioni giudiziarie. La decisione di non depositare documenti chiave sembra essere stata volontaria, suscitando dubbi sulla trasparenza e sull’etica delle scelte processuali. Un approfondimento necessario per comprendere il rispetto delle norme e dei principi fondamentali della giustizia.

Non fu un caso e non fu nemmeno una normale e lecita scelta processuale: quando i magistrati Milanesi Fabio de Pasquale e Sergio Spadaro evitarono di depositare documenti decisivi nel corso del processo ai vertici dell’Eni, lo fecero apposta e violando i loro doveri di imparzialità stabiliti dal codice e dalla Costituzione. Questa è in sintesi la motivazione per cui la corte d’appello di Brescia con le motivazioni depositate oggi ha confermato la condanna a otto mesi di carcere di de Pasquale e di Spadaro inflitta in primo grado. De Pasquale all’epoca dei processi alle Eni era procuratore Aggiunto a Milano, incaricato Della cruciale funzione di indagare sulla corruzione internazionale, e in questa veste delle inchieste a carico dell’Eni aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. 🔗 Leggi su Ilgiornale.it

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