Quel Copasir dimenticato Il silenzio che reggeva lo Stato Scrive Volpi
Il Copasir, organismo fondamentale per la sicurezza dello Stato, spesso rimane nell’ombra, come un silenzio che sostiene le strutture fondamentali. Volpi riflette su come alcuni momenti storici, come l’emergenza Covid, non siano semplicemente passati, ma abbiano lasciato un segno profondo e complesso. In un’epoca di cambiamenti rapidi, è importante ricostruire il ruolo di questi spazi di controllo e ascolto silenzioso, spesso dimenticati ma essenziali.
Ci sono periodi che non vengono archiviati perché superati, ma perché troppo densi. Il tempo del Covid è uno di questi. E insieme a quel tempo è stato rimosso anche ciò che, nel silenzio, ha continuato a far funzionare una parte essenziale dello Stato. Roma, allora, non era una capitale: era uno spazio vuoto. Via del Corso senza passi, Largo Chigi senza voci, lo sguardo che correva fino all’Altare della Patria attraversando solo aria e pietra. Una città sospesa, attraversata soltanto da chi non poteva fermarsi: forze dell’ordine, apparati di sicurezza, funzioni essenziali. Tutto il resto era chiuso, confinato, trattenuto. 🔗 Leggi su Formiche.net

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“Sul caso Paragon, come accertato dal Copasir, i nostri attivisti sono stati certamente spiati dai servizi segreti per almeno 5 anni. Vorremmo fare noi qualche domanda alla premier Meloni”. - facebook.com facebook
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